I Malatesta di Rimini

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Uno degli artisti più famosi venuti a contatto con la famiglia Malatesta è sicuramente Piero della Francesca, a cui furono commissionati dei lavori presso il Tempio Malatestiano direttamente dal Signore, Sigismondo Pandolfo Malatesta, nel 1451.

Piero della Francesca nacque a Sansepolcro tra il 1406 e il 1420 da una famiglia modesta: il padre, Benedetto de' Franceschi era calzolaio e conciatore.

Egli fu assistente presso il compaesano Antonio d'Anghiari, per poi trasferirsi a Firenze ed intraprendere la carriera di discepolo di Domenico Veneziano, nel 1435.
In questo periodo collaborò agli affreschi andati perduti “Storie della Vergine” nel coro della Chiesa di Sant'Egidio e ai lavori presso la Chiesa di Santa Maria a Loreto (lasciata imperfetta per paura della peste che si stava diffondendo in quei luoghi).
Fu durante questo apprendistato che Piero acquistò la pittura luminosa, moderna e vigorosa tipiche del Veneziano e di Masaccio.




La sua prima opera rinvenuta, inizialmente attribuita a Leonardo Da Vinci, è la “Madonna col Bambino” prodotta tra il 1435 e il 1440.
Nel 1442 egli tornò a Borgo Sansepolcro e nel 1445 ricevette la proposta dalla Confraternita della Misericordia di creare il polittico per l'altare della chiesa, impresa che durerà per più di quindici anni.
Negli anni successivi fu al servizio di svariate casate nobiliari molto conosciute: nel 1449 applicò la sua arte al Castello degli Este e alla Chiesa di Sant'Andrea; nel 1451 giunse a Rimini per attuare dei lavori (commissionati da Sigismondo Pandolfo Malatesta) nel Tempio Malatestiano e qui inoltre produsse varie opere raffiguranti Sigismondo.
Fu in questa occasione che fece conoscenza con Leon Battista Alberti, il quale si occupò principalmente delle decorazioni del Tempio.

Seguirono anni di viaggi e di lavori in tutta Italia: Ancona, Pesaro, Bologna, Arezzo, Borgo San Sepolcro (1453) dove stipulò un contratto per il polittico dell'altare maggiore della Chiesa di Sant'Agostino.
Successivamente affrescò la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma per commissione di papa Niccolò V e, nel 1455 decorò i Palazzi Vaticani (decorazioni oggi perdute).
Nel 1467 fu chiamato a Perugia per il polittico del convento delle suore terziarie di Sant'Antonio e successivamente si spostò ad Urbino alla corte di Federico di Montefeltro dove conobbe Melozzo da Forlì e Luca Pacioli.




Piero della Francesca, negli ultimi anni di vita, fu affetto da una brutta malattia agli occhi ma che non gli impedì di scrivere, prima di morire nel 1492, dei manuali di calcolo (testimonianze del fatto che egli fosse anche un accanito matematico, oltre che pittore).




Questo artista rappresenta pienamente l'uomo rinascimentale, colui che ha fiducia nelle capacità umane che possono portarlo ad affacciarsi al dogma.

La sua arte è prevalentemente incentrata su caratteri religiosi, utilizzando forme e tratti ben definiti: organizzazione prospettica e ritmica, attenzione alla geometria dei volumi (più semplice possibile), assenza di contrasti brutali ed accostamenti di tonalità simili, luce intellettuale e movimenti ritratti nel momento in cui possono divenire imperituri.
 
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