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![]() Barra di navigazione: Castel Sismondo > Opere Piero della Francesca Durante la sua permanenza presso la corte della famiglia Malatesta a Rimini, Piero della Francesca produsse una serie di opere, due delle quali raffiguranti il Signore assoluto di quel tempo, Sigismondo Pandolfo Malatesta. Una di queste due opere, intitolata “Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo” è tuttora conservata all'interno del Tempio Malatestiano, mentre l'altra “Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta” è esposta al Louvre di Parigi. Ad oggi è ancora incerta la tempistica riguardo alla produzione di questi due dipinti: c'è chi afferma che siano contemporanei, chi invece sostiene che il ritratto custodito dal Louvre sia posteriore a quello riminese. In ogni caso è facilmente ravvisabile quanto entrambe le opere siano orientate a lasciar emergere le caratteristiche costitutive del protagonista. La scena rappresentata raffigura il Signore di Rimini Sigismondo Pandolfo inginocchiato in preghiera davanti al suo santo protettore San Sigismondo, che riprende la figura di Sigismondo di Lussemburgo (imperatore che l'aveva nominato cavaliere legittimando così il suo comando su Rimini). Sono presenti svariati elementi che “tradiscono” un profondo umanesimo nello stile dell'artista: grande e precisa organizzazione spaziale ed un minuzioso studio di geometrie ammorbidito da calde luminosità contrastano con il goticismo e la forte plasticità delle decorazioni che caratterizzano il Tempio. Appare inoltre abbastanza evidente che questo affresco è stato dipinto rapidamente e che esso ha un esplicito carattere devozionale: grandi simbolismi affiancano i protagonisti, come i due cani di cui uno bianco ed uno nero, che stanno ad indicare fedeltà e vigilanza. Prodotto probabilmente nello stesso periodo è il “Ritratto di Sigismondo Malatesta”, attualmente ospitato dal Museo del Louvre a Parigi (dal 1978). Esso raffigura il Signore di Rimini in primo piano di profilo: esistono ipotesi secondo cui esso sia stato ispirato da una medaglia di Pisanello risalente al 1445, altri sostengono che essa riprenda un quadro celebrativo dedicato al Malatesta riprodotto su una medaglia del 1450 di Matteo de' Pasti. Altri elementi lasciano trasparire la grande conoscenza di Piero della Francesca dell'arte fiamminga: la meticolosa attenzione per l'aspetto naturalistico della rappresentazione è evidenziata dalla particolareggiata rappresentazione della veste e del suo tessuto, della carnagione e dei capelli. Il dipinto, grazie all'attenzione dedicata ad ogni minimo dettaglio, lascia intendere la sua produzione per esposizione privata, differente da quello contenuto nel Tempio riminese. |
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