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Leon Battista Alberti

Leon Battista Alberti nacque a Genova il 18 Febbraio del 1404, era figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, che apparteneva a una ricca famiglia di mercanti e banchieri fiorentini e per motivi politici fu bandito dalla Toscana.

Leon Battista inizialmente si interessò alle lettere prima a Venezia poi a Padova, ma si trasferì in seguito a Bologna per frequentare l’Università più antica del mondo d’Occidente per studiare legge e il Greco.

L’Alberti fu un grande Umanista e il più polemico del Rinascimento: architetto, matematico, poeta, musicista, crittografo, archeologo, aveva idee molto innovative amava mescolare l’antico con il moderno, esaltando sia le prassi del passato che le idee nuove inaugurate dal Brunelleschi.



Leon Battista voleva che il suo lavoro rispecchiasse le proporzioni armoniose dell’uomo, inoltre faceva sempre riferimento alla classe sociale dell’alta borghesia illuminata fiorentina, Opere di grande prestigio gli furono commissionate dai più importanti casati dell’epoca: il Papato, gli Este a Ferrara i Gonzaga a Mantova e i Malatesta a Rimini.

Nel 1450, fu chiamato a Rimini da Sigismondo Pandolfo Malatesta, per trasformare la chiesa di San Francesco in un tempio cristiano in onore e gloria sua e della sua famiglia, purtroppo con la morte di Sigismondo, il Tempio Malatestiano rimase incompiuto nella facciata superiore, nella fiancata a sinistra e nell’area della tribuna.

Il progetto dell’Alberti fu reso noto da una medaglia incisa da Matteo de’ Pasti. Un progetto ispirato ai modelli romani, ma anche a quello gotico-veneziano, che avrebbe inglobato anche la Chiesa senza doverla distruggerla innalzandola su uno zoccolo.



Il Papa Pio II, col quale Sigismondo era in piena aperta lite, con queste parole definì il Tempio Malatestiano:
"riempito di tante opere gentilesche che non sembra un tempio dei cristiani bensì di infedeli adoratori di demoni".

Per la facciata l’Alberti, si ispirò all’Arco d’Augusto. un arco trionfale che inquadrava il portale centrale, con ai lati, due archi minori che avrebbero dovuto inquadrare i sepolcri di Sigismondo e della moglie Isotta,oggi collocati all’interno.

Nella parte superiore della facciata, la parte centrale doveva essere rialzata e conclusa in forma semicircolare, con a lato due volte semicircolari. Sulle fiancate, era prevista una teoria di arcate, ispirata alla formazione degli acquedotti romani, dove dovevano essere inquadrate le arche funerarie degli uomini illustri riminesi, per l'abside intendeva realizzare una grande rotonda coperta da una calotta emisferica, soluzione che era stata ripresa dal Pantheon.



Con ingegnosità, l’Alberti aveva programmato che l’intervento per il rivestimento non dovesse dipendere dalle precedenti aperture gotiche, ma che fossero posizionate sempre in maniera diverse e che le arcate laterali non fossero uguali alle finestre ogivali.

Nono solo per i Malatesti lavorò Leon Basttista Alberti, la sua cultura lo rese ricercato dalle più importanti corti del Quattrocento: gli Estensi di Ferrara, dove progettò L’Arco del Cavallo sul quale poggia la Statua Equestre di Nicolò III D’Este, i Gonzaga a Mantova con la Chiesa di San Sebastiano, la pianta di Sant’Andrea.

Lavorò a Firenze per il mercante Giovanni Ruccellai, per il quale edificò un palazzo che divenne modello per i palazzi signorili, la Cappella di San Pancrazio e il compimento della facciata di Santa Maria Novella.

A Roma per il Papa Nicolò V per il restauro di S. Maria Maggiore, Stefano Rotondo,S. Teodoro.
Leon Battisti Alberti morì a Roma nel 1472.
 
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